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Lo afferma l’On Stradiotto in un’assemblea pubblica, in sala affreschi a Sommacampagna.

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Sala municipale degli affreschi stracolma lunedì 7 marzo per l’incontro sul federalismo organizzato dal circolo del PD di Sommacampagna.

L’incontro aveva la finalità di informare i cittadini sulle novità introdotte con la recente approvazione del decreto sul federalismo municipale, evidenziando cosa cambierà per i comuni e quali risvolti avrà per le tasche dei cittadini.
Il programma della serata prevedeva la presenza del sen. Stradiotto (PD), membro della commissione bicamerale sul federalismo, di Franco Bonfante (PD), vice presidente del consiglio regionale veneto e di Sandro Sandri (Lega Nord), consigliere regionale veneto.

Ma l’atteso confronto è saltato all’ultimo momento per una indisponibilità improvvisa del consigliere leghista e così è toccato ai due esponenti del PD gestire l’intera serata.

L’intervento del senatore Stradiotto si è rivelato molto interessante sia perché ha ricostruito l’intero percorso che ha portato all’approvazione del decreto sul federalismo municipale, sia perché avvalendosi di uno studio da lui stesso elaborato ha dimostrato, numeri alla mano, che il decreto approvato ha disatteso le speranze riposte nel federalismo diventando un’occasione mancata.

La versione proposta e fatta approvare dalla Lega, infatti, non consente di raggiungere alcuni obiettivi che dovrebbero invece essere caratteristici del federalismo:

- in primo luogo si tratta di un federalismo incompiuto perché le regioni a statuto speciale non vengono assoggettate alla nuova legge ma continuano a mantenere lo status attuale;

- non dà effettiva autonomia ai comuni perché gran parte degli introiti derivanti dalle varie imposte che vanno a comporre la struttura su cui si basa il federalismo municipale verranno incassati dal governo centrale che li ridistribuirà agli enti locali con criteri oggi ancora nebulosi;

- non permette di strutturare la fiscalità federale su criteri politico/sociali perché i costi standard, che costituiranno la base di riferimento per impostare il federalismo, saranno elaborati esclusivamente in base a criteri statistici e non terranno conto delle effettive situazioni territoriali in merito ai servizi erogati e ai bisogni effettivi delle comunità

- non consente una riduzione delle tasse perché a causa di imposizioni populistiche interne alla maggioranza di governo si sono scelte soluzioni che non permettono di combattere davvero l’evasione fiscale

A sostegno di quanto affermato il sen Stradiotto ha distribuito ai presenti una tabella che evidenzia come, con i nuovi criteri, la maggioranza delle amministrazioni comunali riceverà meno soldi e non di più soldi come promesso dalla propaganda leghista. Dei 98 comuni veronesi solo 15 riceveranno, per effetto del nuovo federalismo municipale, maggiori fondi, mentre gli altri 83 dovranno fare i conti con nuove ristrettezze di bilancio.

Un’occasione persa, quindi, secondo l’esponente del PD, perché se la Lega avesse avuto il coraggio di abbandonare logiche di convenienza e di coalizione ed avesse preso in considerazione alcune proposte dell’opposizione si sarebbe potuto approvare davvero una legge migliore.

Il PD è convinto sostenitore del federalismo, lo ha sottolineato Franco Bonfante nel suo intervento di chiusura, ricordando che il primo passo in direzione del federalismo venne fatto nel 2001 dal governo di centrosinistra con la riforma del Titolo V.

Ma il federalismo approvato la scorsa settimana è stato scritto facendo ricorso a forzature e senza considerare alcuni aspetti che avrebbero garantito più equità e più vantaggi reali per i contribuenti.


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