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Nelle ultime settimane un paio di notizie hanno portato a conoscenza dell’opinione pubblica un’insospettata vocazione animalista della Lega e in particolare della sottosegretaria alla salute Francesca Martini.
La prima risale al 20 gennaio 2010, quando in tempo di Fiera Cavalli il quotidiano L’Arena titolava: “La lega in difesa dei cavalli – Via la carne dai nostri piatti”. Leggendo l’articolo si scopre che il ministro alle Politiche agricole e candidato alla presidenza della Regione Veneto Luca Zaia è decisamente contrario alla macellazione della carne equina, mentre la sottosegretaria veronese, più cautamente, ne fa una questione culturale, escludendo interventi legislativi di divieto in materia. Insomma, col tempo e grazie a corrette campagne di sensibilizzazione, l’opinione pubblica, auspica la Martini, giungerà spontaneamente alla conclusione che l’idea di mangiare carne di cavallo è tanto odiosa e ripugnante quanto lo è già ora mangiare quella di cane o di gatto. Niente divieti per il momento, dunque. Cautela tanto più comprensibile se si considera che una campagna animalista di questo tipo farebbe vacillare uno dei pilastri della politica leghista, ovvero la difesa delle tradizioni locali, fra le quali va annoverato quale piatto principe della cucina veronese – come ben sa la sottosegretaria – la pastissada de caval.
L’altra notizia è del giorno successivo. Il 21 gennaio scorso le cronache raccontano dell’aggressione nell’hinterland milanese subita da una bambina di quattro anni da parte del pitbull di famiglia. Il cane salta una recinzione e azzanna inspiegabilmente al collo la bambina e la molla solo dopo l’intervento di un carpentiere che, attirato dalle grida, interviene e riesce a staccare il cane dalla presa a forza di martellate. La bimba viene ricoverata in gravi condizioni, con ferite lacerate sul viso, il collo, le braccia e con il naso mezzo staccato.
Il fatto di cronaca riporta alla ribalta il problema delle aggressioni da parte di cani considerati “pericolosi”; come al solito in casi simili il dibattito carsico torna ad emergere, ci si inquieta, si discutee si scopre così che la black list delle 17 razze pericolose che era stata istituita qualche tempo fa non esiste più già dall’anno scorso. L’ordinanza correttiva, voluta dal sottosegretario Francesca Martini e pubblicata nella Gazzetta ufficiale numero 68 del 23 marzo 2009, mette al bando quella lista nera in forza dell’assenza in medicina veterinaria di riscontri scientifici alla presunta pericolosità di determinate razze; come a dire, niente discriminazioni odiose, niente razzismo canino. Ammetto di non conoscere letteratura scientifica in materia e prendo quindi per buona questa posizione, E, tuttavia, sembra difficile che se qualcuno voglia comprare un cane per adibirlo espressamente a compiti di difesa e addirittura per addestrarlo a tal fine, si orienti verso un pechinese. D’altra parte, è altrettanto vero che non risulta che esistano casi di aggressione imputabili a razze quali, ad esempio, labrador o pastori scozzesi, che sono pur sempre cani di buona stazza, ma evidentemente non preferibili ad altri per scopi di difesa. Queste due semplici considerazioni farebbero pendere il giudizio verso il buon senso che sottendeva l’istituzione della black list tanto vituperata.
E, infine, si insinua il dubbio che anche questa iniziativa entri in contraddizione pericolosamente con un altro dei principi tanto cari alla politica leghista, ovvero la sicurezza, anche fisica, dei cittadini.
Mentre cerchiamo inutilmente di fare i conti con la nuova vena animalista della Lega e di capirne le ricadute sulle politiche quotidiane, giunge un ulteriore elemento che non contribuisce certo a far chiarezza: il 28 gennaio il Senato approva un emendamento all’Art. 38 della Legge comunitaria in recepimento che, introducendo il sistema delle deroghe regionali, contribuisce alla liberalizzazione del calendario venatorio. In altre parole, l’emendamento introduce la possibilità di sparare a specie protette e migratorie durante tutto l’anno, anche ad agosto. A parte l’ironia amara di aver introdotto la deregulation della caccia proprio nel 2010, anno mondiale dedicato alla biodiversità, e a parte che, se la formulazione uscita dal Senato dovesse esser confermata alla Camera, l’Italia potrebbe incorrere in una procedura d’infrazione europea con conseguente pesante multa a carico di tutti i contribuenti, resta da chiarire come mai la nuova sensibilità animalista della Lega si attivi in difesa del cavallo e del cane e non della beccaccia, della quaglia, dell’allodola o del capriolo.

L’emendamento infatti è stato fortemente voluto dalla Lega, fra le cui fila militano da sempre sostenitori delle “lobby” venatorie, al punto che Flavio Tosi di recente è divenuto presidente di Federcaccia Veneto. Non conosciamo invece l’opinione del sottosegretario Martini sull’argomento.

Fabio G.


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